Le geometrie dell’animo omicida – M. Bartolini (Recensione)

geometrie anteprima

Trama:
Un turno di radiomobile come tanti si trasforma presto nell’inizio di un vero rompicapo. In Contrada Madonnuzza è stato trovato il corpo senza vita di una giovane donna, bendata, mani e piedi legati. Sul luogo del ritrovamento giungono il capitano Spada e il maresciallo Piscopo, ma non solo… Per cercare l’assassino e il movente di questo omicidio, infatti, si aprono tre piste divergenti, ciascuna battuta da personaggi interessanti che hanno tutti un buon motivo per consegnare alla giustizia il colpevole. La competenza e la professionalità degli uomini dell’Arma si incontrano, e scontrano, così, con un reporter d’assalto alla ricerca del ghiotto scoop da mandare in TV in una sensazionale prima serata, e con un’insolita appassionata di mappe astrali.
Le tre piste di indagine si intrecciano in un giallo originale, in cui alla soluzione del caso non si arriva grazie a potenti mezzi tecnologici e a commissari-super eroi belli e dannati, ma a professionisti dallo spiccato intuito, dalle grandi qualità personali e da una buona conoscenza dell’animo umano.

Giudizio:
Monica Bartolini tesse abilmente un giallo classico, a enigma. La caratteristica peculiare di questo romanzo, rispetto a tanti altri gialli, è la mancanza di false piste consistenti. L’autrice non gioca a sviare la nostra attenzione: semplicemente, ci dà pochissimi indizi fino alle ultime decine di pagine. Basti pensare che i risultati dell’autopsia vengono resi noti agli investigatori a pagina 195 (su un totale di 214). Questa scelta dà vita a un giallo in cui il lettore difficilmente può risolvere il caso prima di leggere la risoluzione degli investigatori; ma ciò non risulta essere affatto “disonesto”, giallisticamente parlando, perché gli stessi investigatori hanno pochissima roba in mano. Insomma, è una difficile sfida ad armi pari. Monica Bartolini punta a tenere il lettore sulle spine per molto tempo, e ci riesce, portando avanti la narrazione per pagine e pagine grazie alla caratterizzazione dei personaggi e a pochi, piccoli indizi; che riescono, però, a sollecitare la fantasia del lettore e a tenere vivo l’interesse. Sembra quasi che l’autrice riesca a scrivere “sul nulla”, anche se di nulla non si tratta. Il finale, poi, lascia pienamente soddisfatti. Il movente è solido, umano nelle motivazioni. Il o la colpevole non è sbucato/a affatto da un cilindro, anzi. Il tutto è credibile.
Piccola pecca: di tanto in tanto i dialoghi, generalmente buoni e piuttosto spassosi quando a parlare è il maresciallo Piscopo, scivolano un po’ verso forme lontane dal parlato.

 

monica-bartoliniNel complesso, dunque, ci troviamo davanti a un giallo classico, ben fatto, dotato di una sua peculiarità costruttiva (niente false piste e pochissimi indizi per tutti), reso un po’ più esotico dalla presenza delle mappe astrali, che si rivelano utili ai fini delle indagini, sì, ma senza invadere troppo spazio. A meno che il lettore non cerchi un giallo risolvibile prima della fine, una sorta di sfida con lo scrittore, è difficile che questo romanzo deluda le aspettative.

A me è piaciuto.

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