Cinque cose che ho imparato pubblicando un romanzo

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1) La pubblicazione è una cernita dei rapporti sociali.

È facile fare gli amici, quando non ci sono impegni in ballo. Ma poi, basta una piccola cosa, l’impegno di un pomeriggio, il costo di una serata al pub, per mettere in luce quanto siano falsi e deboli alcuni rapporti.
Ma fortunatamente è vero anche il contrario. Persone che si reputano semplici conoscenti si rivelano disponibili e soprattutto felici del tuo piccolo successo momentaneo. Cosa non da poco, se si considera che anche la pubblicazione di un romanzo con un piccolo editore può essere fonte di grandi invidie.

2) La gente non ha nulla contro i libri, deve solo vincere la mancanza di abitudine – e un po’ di braccino corto.

Vivo in un paesino del sud Italia. Stando alle statistiche, qui i libri non si dovrebbero vendere. Zerò. Kaputt. Eppure non è così: le presentazioni sono andate bene in tutti i posti dove sono stato. La gente è pronta a dare un’opportunità, a condizione di non annoiarla a morte. Provare a concepire le presentazioni nell’ottica del pubblico, e non del soddisfacimento del proprio ego, è un buon modo per non andarsene con le mani in mano. Ma questa è solo una mia teoria 😛

3) C’è chi la vede solo sul piano economico.

Tutti si sentono in diritto di ricevere una copia omaggio, o per lo meno uno sconto. Peccato che la quota da inviare all’editore sia sempre la stessa (l’intero prezzo del libro, il pagamento avviene poi). Ma questo problema si risolve molto facilmente: basta dire no.
Poi ci sono quelli che il libro non lo leggono, ma ci tengono a sapere sempre quante copie hai venduto, quanto ti pagano a copia, come funziona il pagamento, quanti libri vende l’editore ecc. Se non si parlasse di cifre così piccole, penseresti quasi che si stiano organizzando con una banda di ladri per rapinarti il giorno dell’incasso.

4) I pessimisti si sbagliano: nonostante tutto, vendere bene è possibile.

Mi dicevano che non dovevo farmi illusioni, che in genere un esordiente vende un centinaio di copie. Ho superato quella soglia in 15 giorni.

5) Il libro diventa autonomo.

Tu puoi accompagnarlo in giro, puoi promuoverlo, ma ormai lui esiste, per conto suo. E la cosa ti fa strano. A volte lo guardi e pensi quasi che non ti appartenga più. Quasi.

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