Intervista a Tullio Pironti. Aspettando il film.

Io e Pironti ci incontriamo davanti alla sua libreria di Piazza Dante. Lo trovo sull’uscio, sta parlando con un uomo. Aspetto che finisca, poi mi faccio avanti.
L’editore mi ricorda un po’ una testuggine. Ha lo stesso aspetto rugoso ma massiccio, solido. Dà una sensazione di lentezza, che non è né un trascinarsi arreso né una ricerca di solennità. È una lentezza sicura.
Mi accompagna a un palazzo poco distante, praticamente di fronte la libreria. È la casa editrice. Entrando, noto che ci sono parecchi quadri appesi alle pareti. Ma c’è spazio anche per i libri: sono stati affissi ai muri. Tra questi c’è “In nome di Dio”, il più venduto.
“Centomila copie” dice Pironti, con la sua voce bassa e un po’ gorgogliante.
Passiamo oltre, ci sediamo nel suo studio, uno di fronte all’altro. Prende un gianduiotto da una bustina, me ne offre uno e iniziamo a registrare.

foto Pironti (0)

foto Pironti libri

1) Partiamo da Libri e cazzotti. Com’è stato scriverlo? Perché ha sentito il bisogno di raccontarsi?
TP: Andavo spesso al ristorante con degli amici miei, giovani; e come sempre accade, i giovani parlano del futuro, e gli anziani, come me, parlano del passato. E qualcuno di questi amici mi ha detto: “ma perché non le racconti queste storie?”
È una vita un po’ diversa, diciamo… Scugnizzo, boxeur, poi libraio, editore.
Un percorso un po’ strano.
Il libro l’ho scritto insieme a un mio amico, Mimmo Carratelli. Il secondo, “Il paradiso al primo piano” l’ho fatto da solo, e si vede, perché “Libri e cazzotti” è scritto meglio. Mimmo Carratelli è stato prezioso nell’impostazione globale.

Questo libro mi ha dato grandi soddisfazioni. Diversi registi vogliono fare un film da questo libro. Uno è Francesco Patierno, che ha scritto anche la prefazione del secondo libro. Venne da me e mi diede un anticipo, prese i diritti per due anni, poi purtroppo non ha trovato un produttore… Prima o poi il film si farà, ne sono convinto.

2) Cosa le manca del pugilato? Ammesso che le manchi qualcosa…
La gioventù. Ma anche l’emozione di salire sul ring. La paura di perdere… Anche se i miei cinquanta combattimenti li ho vinti quasi tutti. Tranne l’ultimo, andai KO con Zara, un energumeno torinese, aveva un fisico da lottatore. Quello fu il mio ultimo match, avevo vent’anni. Ho iniziato a quindici. Sono stato in nazionale, insieme a Benvenuti. Lui era il primo della classe e io l’ultimo.

Pironti Quadri Boxe(2)
3) Com’è stato accolto il libro dalle tante persone citate? E dai lettori?

La prima, grande soddisfazione la ebbi da Fernanda Pivano. Io le mandai le bozze del libro senza chiederle una prefazione, senza chiederle niente. E lei mi telefonò – io stavo dormendo, mi ricordo – nel dormiveglia dissi:
“Pronto, chi è?”
“Sono Fernanda.”
“Ah, Fernanda, come mai questa telefonata?”
“Ti ho scritto la prefazione per il libro.”
“E come mai?”
“Tu perché me l’hai mandato?”
“Per farti vedere che c’era anche un paragrafo dove parlo solo di te.”
“Ti leggo la prefazione.”
Io ero sul divano, ancora un po’ addormentato: mi svegliai completamente. La prefazione, per me, fu davvero emozionante. Fernanda Pivano, con quella sua voce bellissima, calda, me la lesse tutta… Fu una grande emozione.

E poi, gli amici… Sinibaldi, al Salone del libro di Torino, disse: “La vera sorpresa di quest’anno è Tullio Pironti, con la sua autobiografia”. Il mio è stato il quinto libro premiato. Marino Sinibaldi l’ho incontrato pochi giorni fa. È una persona splendida, e ha scritto un grande libro. È un libro intelligente. Sono rimasto sorpreso dalle cose che sa e che cerca di trasmettere.

4) Il libro è stato pubblicato in America e in Croazia. Com’è andata all’estero?
All’estero non credo che sia andato molto bene, io non ho saputo più niente né ho chiesto più niente. La mia soddisfazione è stata arrivare in America. Una grande gioia.

Books and rough business

5) Lei ha pubblicato in Italia diversi autori americani. Sono venuti, poi, a Napoli?
No. Tranne Don DeLillo. Venne a Capri, ma non fu accolto in modo particolare.

6) Come vede il futuro dell’editoria?
Malissimo. Andrà tutto male. Vedo un futuro tragico per l’Italia, non solo per l’editoria. Io non mi preoccupo più per me, ma per i giovani. Il giornalismo, per esempio, sta attraversando una crisi incredibile, licenziamenti dappertutto. Attraversiamo un momento di grande crisi e diseguaglianze. Grandi ricchezze e povertà incredibili. C’è chi prende quarantamila euro di pensione al mese, e chi quattrocento. Queste disuguaglianze sono eccessive. Non mi convincono questi politici che abbiamo. C’è una trasmissione che si chiama “Piazza pulita”. Dovrebbero fare piazza pulita di tutti quanti.

Tornando alla domanda, non dimentichiamo, poi, la crisi delle librerie. Parte da là, la crisi dell’editoria. Parliamo di Napoli. Le librerie non ci sono più. Della vecchia generazione sono rimasto solo io. Forse perché ho saputo difendermi un poco meglio, con la guardia alta, come facevo da pugile. Hanno chiuso tutti. Tutte le librerie universitarie non ci sono più. La grande libreria Guida, che ha rappresentato la storia del libro a Napoli, ha chiuso. Idem Loffredo, la libreria Pironti a via Port’Alba… È una rovina. E noto che i giornali parlano poco di questo. Certo, hanno parlato tanto di Guida, ma in generale no. Non so le librerie di catena, da sole, per quanto resisteranno.

7) Come vede il futuro di Napoli?
Potrebbe funzionare. Ci sono poche cose che si dovrebbero fare. Ordine pubblico. Combattere la micro delinquenza. È quella che dà fastidio. Danneggia l’immagine della città, e il turismo. Il sindaco dovrebbe puntare su queste quattro cose:

– le strade pulite, e aggiustate
– i mezzi pubblici, che camminino e siano puntuali
– la microcriminalità
– promuovere le bellezze della città.

Vesuvius - Andy Wharol

8) Lei ha pubblicato “Il Camorrista” e diversi altri titoli di questo genere. Pensa che a Napoli si scriva troppo di camorra? E di Saviano che pensa?
Senza entrare nel merito, Saviano è un grande, ha venduto milioni di copie. Chi vende milioni di copie è un grande, non c’è niente da fare. È inutile dire: “Saviano ha copiato” “Saviano ha parlato male di Napoli”. Saviano fa lo scrittore, e ha avuto un successo planetario. Ed è napoletano. Quindi mi sta benissimo.

La camorra c’è, esiste. Camorra, mafia, ‘ndrangheta… Io sono stato uno dei primi editori d’Italia a fare libri di denuncia. Adesso ce ne sono altri, ma all’epoca nessuno lo faceva. Libri contro i politici, la camorra, la delinquenza, il malaffare, la corruzione della chiesa.
Poi purtroppo, mi lanciai sulla narrativa, lasciando il filone dei libri di denuncia, che hanno occupato altri.

9) Cosa pensa degli ebook? E del self publishing?
Siamo in ritardo, rispetto all’America, o anche all’Italia del nord. Per adesso, secondo me, in Campania, funziona al 7-8%. Ma arriverà il momento in cui funzionerà moltissimo.

10) Quindi darà un colpo alle librerie?
Ma non è colpa solo dell’ebook… Non si legge più. È colpa della televisione. Dei programmi televisivi. Di Berlusconi. Un ragazzo che guarda programmi televisivi ignobili non leggerà mai un libro. Quindi televisione, scuola elementare innanzitutto, che dovrebbe essere la formazione del ragazzo. E delle famiglie, che non danno l’esempio. Se un bambino non vede un genitore, un fratello che legge, non lo farà a sua volta. Ci dovrebbero essere almeno dieci libri per casa.
Non vogliono capire che la lettura ti forma. Ti dà una ricchezza che tu non hai.

11) Il libro che avrebbe voluto pubblicare.
Gomorra. Ce ne sono tanti…

gomorra
12) Il libro che si è pentito di aver pubblicato.

Tanti. Ce ne sono tanti che ho pubblicato a malincuore, specie quelli a pagamento. Per me, una volta, il doppio binario*** non esisteva. Oggi non c’è niente da fare. Non puoi fare sempre il mecenate. Il tempo non lo permette più. Bisogna sopravvivere in questo momento.

13) Il libro – inesistente – che avrebbe voluto leggere.
A bruciapelo non le so dire. Magari un libro che ti insegna a vivere.

14) In fin dei conti, com’è stato e com’è fare l’editore a Napoli?
A Napoli non c’è stato mai un Editore. Forse solo io potevo avere una speranza di successo, a livello nazionale. Io ho portato in Italia degli autori formidabili, li ho portati a Napoli, è questa la mia soddisfazione.
Anche non avendo mai avuto un aiuto da Napoli, dalla città. I miei concittadini, o meglio, coloro i quali ci governano, non avevano capito che stava nascendo un editore che poteva avere grandi spazi. Nessuno ci credeva, o forse non volevano credere, al fatto che un ex pugile potesse fare l’editore. Bisognava essere un cattedratico. Questo è il provincialismo che ha avuto Napoli. La città è colpevole, su questo. Se voleva un grande editore, poteva averlo. Sellerio è diventato un grande editore anche perché la regione Sicilia gli ha dato tutto l’aiuto possibile.

*** Per “doppio binario” si intende un editore che pubblica sia per meriti letterari, quindi senza chiedere soldi agli autori, sia a pagamento, permettendo, a chi vuole, di pubblicare per vanità o altri motivi, al netto del talento.

                                                                                                                                             Tullio Pironti e Aniello Troiano

foto Pironti (12)

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