L’evoluzione del guerriero

gladiator vs lion

Le storie più antiche sono piene di guerrieri.
E non potrebbe essere altrimenti: alla base del’interesse per una storia c’è il conflitto. Riuscirà Personaggio a fare quella cosa nonostante gli intoppi? Non esiste una situazione conflittuale più semplice della lotta. È come una rissa, come il wrestling, la boxe, quello che volete. Due si picchiano e gli altri guardano, vogliono sapere chi vince e chi perde. Idem nelle storie.
La tragedia greca?
Omero?
La Bibbia, ne vogliamo parlare?
Che voi crediate o no, non conta, sono sempre storie, reali o fittizie che siano. E c’è sempre un Davide che combatte Golia.
Ma queste sono cose che sappiamo tutti.

Oggi è proibito combattere, a meno che non lo si faccia per sport, per la propria nazione o in pochi altri contesti.
Il singolo cittadino non è più un guerriero, come invece era ai tempi dei greci, dei romani, dei vichinghi. Come lo era nella preistoria, con le ossa scheggiate a mo’ di lama.
Senza andare tanto indietro nel tempo, anche ai tempi del Far West era così. Tutti erano in guerra, tutti erano armati.

La legge ha migliorato la nostra società ma ha ristretto il campo per le nostre storie.

Di fatto, se vuoi scrivere una storia d’azione ambientata nel tuo tempo e nei tuoi luoghi, oggi sei “costretto” a uscire dall’ambito legale. Insomma, devi scrivere di criminali.
Pensateci: le serie tv più viste, i libri più letti, quando includono l’azione o sono fantasy/storici o riguardano criminali.

Chi altri combatte?
In senso metaforico tutti.
Ma se uno vuole l’azione?

Che fai, racconti un pugile che combatte sul ring? Che senso ha? A quel punto puoi vedere il pugilato in televisione.
No, se vuoi raccontare il pugile, devi metterlo in una situazione dove non può fare ricorso alla legge. Dove qualcuno lo minaccia – quindi è un criminale – e lui reagisce, dà cazzotti anche fuori dal ring.
Se uno vuole la guerra, quella con le armi, come fa? Racconta dei soldati italiani nelle missioni di pace?
Non è la stessa cosa. A parte il fatto che raccontare luoghi, realtà e personaggi che non si conoscono è stupido, il soldato è un esecutore, puro e semplice. Se racconti di guerre tra criminali, hai la possibilità di parlare degli equivalenti di re, regine, generali, soldati, vittime. Insomma, racconti la guerra in tutti i suoi aspetti. E se non conosci loro, li studi, sui giornali, ti informi. Il territorio lo conosci, la realtà anche. I personaggi pure, ipocrisie e paraculismi a parte, ma quello è un altro discorso.

Di fatto, se vuoi raccontare il tuo territorio, la tua gente, ma non vuoi rinunciare all’azione e a tutto quello che ne consegue (ritmo, adrenalina, coinvolgimento, possibilità di colpi di scena) hai bisogno del crimine. O parli di criminali, o di poliziotti, o di vittime del crimine.

Altrimenti, puoi raccontare quello che ti pare rinunciando all’azione. Cosa che io trovo noiosa all’ennesima potenza.

Una storia non è un reportage, non è un documentario, non è un saggio, non è informazione.
È una storia.
E i guerrieri servono.
Solo che si sono evoluti.
Ieri guerriero, oggi criminale.

be_shootout

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