Recensione: 7 psicopatici

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Trama:

Marty (Colin Farrell) è uno sceneggiatore in crisi. Sta lavorando a una sceneggiatura intitolata “Sette psicopatici” e ha qualche problemino con l’alcool. Billy (Sam Rockwell), il migliore amico di Marty, è un tipo parecchio strano: per mestiere farebbe l’attore, ma dato che la sua carriera è in declino, tira avanti rubando cani per poi riconsegnarli ai proprietari intascando le ricompense. Ad aiutarlo in questo business c’è Hans (Christopher Walken), un tipo religioso con la moglie malata.
Peccato che nel furto di cani finisca anche Bonny, lo Shih Tzu di Charlie Costello, un pericoloso gangster…

Giudizio:
Siamo davanti a un film molto particolare. Quando mi hanno parlato per la prima volta di “7 psicopatici” (scritto e diretto da Martin McDonagh), mi aspettavo una storia alla “Snatch” di Guy Ritchie (anche perché mi fu consigliato dopo aver chiesto un film “alla Snatch”) o qualcosa di più eccessivo e autoironico, tipo “Sin City”.
Direi che eccessivo e autoironico lo è di sicuro, ma più alla “Il grande Lebowsky”, film che non mi ha fatto impazzire. Ma che comunque trovo sia più normale e molto più godibile di questo.
Ok, adesso la smetto di fare paragoni.

La caratteristica centrale di questo film è l’imprevedibilità. Mi aspettavo una storia molto più standard, con sette killer psicopatici che vanno in giro a fare cose da killer psicopatici, appunto. E invece no.

Se avessi letto la trama mi sarei fatto qualche domanda, e forse avrei finito con l’evitare di vedere questo film. Peccato che non ne leggo più: il rischio di spoiler è altissimo, ho avuto brutte esperienze. Sta di fatto che, pur partendo dalle stesse identiche premesse che avete letto poco sopra, secondo me si poteva girare un film migliore.

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Già la storia dello sceneggiatore in crisi non mi piace. Mi puzza sempre di: “Oddio, non so che cosa scrivere! Adesso sai che faccio? Scrivo di uno che non sa di cosa scrivere, così metto insieme qualcosa e sempre ci tiro fuori una sceneggiatura decente”.

La storia va avanti a botta di fantasie e idee per il film da scrivere. Insomma, è una sceneggiatura basata su un brainstorming, mentre la trama “reale” è abbastanza scarna e trova un suo perché giusto nel finale, ma neanche più di tanto. Certo, ci sono momenti divertenti e ben riusciti, ma in generale il film non appassiona. Le parti negative non annoiano più di tanto, grazie alla già citata imprevedibilità della trama, ma tirando le somme “7 psicopatici” non mi ha conquistato.
Al di là della sceneggiatura, l’interpretazione e la regia sono nella norma. Non peggiorano un testo già debole, sì, ma non sono neanche così eccelse da salvarlo.
La metanarrazione è un territorio pericoloso, è facile cadere o perdersi. In questo caso è successo. Non ve lo consiglio.

Se volete vedere un film di questo regista, provate con In Bruges (2008). Al contrario di “7 psicopatici” è un film coinvolgente, a tratti toccante, anche se spiccatamente ironico.
Altrimenti, viva “Snatch”, e pure “Sin City”.

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