Recensione: Il seggio vacante, di J.K. Rowling

il seggio vacante
Trama (dal sito dell’editore):

A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.

Soundtrack dell’articolo: Muse – City of delusion

Avrei dovuto mettere Umbrella di Rihanna perché viene citata spesso nel romanzo. Ma mi rifiuto, assolutamente. Trovo che sia una canzone abbastanza brutta. Ho scelto questo pezzo dei Muse – che non conoscevo – per il titolo, che mi sembra molto adatto.

Giudizio:
Ho letto diverse recensioni di questo romanzo, prima di decidermi a comprarlo. Per la maggior parte erano negative, anche se in modo tiepido. Pochissime stroncature radicali, pochissimi elogi sperticati. Ne veniva fuori un ritratto un po’ grigio, fatto di leggere delusioni ed entusiasmi non troppo accesi.
Per quale motivo ho deciso di ignorarle e spendere quindici giorni della mia vita* a leggere questo “mattone”?

Si faceva sempre riferimento a Harry Potter. Dicevano che il romanzo non era come la serie del maghetto, ma senza precisare bene perché. Alcuni, poi, precisavano questa critica con argomentazioni ridicole, che potremmo riassumere in: “ma io volevo i maghi!”.
Non serve un genio per capire che è un romanzo completamente diverso da Harry Potter, per tematiche, target e tanto altro. Basta leggere la quarta. O anche tre righe della quarta.
Quindi, un po’ per le mancate motivazioni, un po’ per queste argomentazioni superficiali, non mi sono fidato del “popolo della rete” e ho fatto di testa mia.
Per arrivare alla stessa conclusione della maggioranza.
Solo che io provo a spiegarvela al meglio delle mie possibilità.

piton
Per me, Piton è il personaggio più interessante della saga di Harry Potter.


“Il seggio vacante” non è al livello di Harry Potter per i seguenti motivi:

– il ritmo in Harry Potter era buono, anche in libri ben più grossi di questo. Qui NO.
– non ci si lega ai personaggi nello stesso modo; di conseguenza il romanzo è molto, molto meno avvincente. Non si ha la sensazione di essere sprofondati nel mondo dei personaggi. E non dipende dalla magia. Con “Il Padrino” a me è capitato allo stesso modo, se non peggio, che con Harry Potter. E si tratta di un mondo molto più violento e negativo della Pagford di questo romanzo. Alla fine, si riduce tutto a “saperci fare” o meno, il resto non conta. I personaggi di ogni capolavoro restano in noi, continuano a vivere nella nostra fantasia. Magari non tutti i giorni, non tutti i mesi, ma ci sarà sempre un angolo della nostra mente occupato da loro. Con “Il seggio vacante” non mi è capitato.
– Harry Potter a tratti era inquietante – specialmente per dei ragazzini – e parecchio cupo, ma, anche nelle parti più tristi, non ricordo che fosse deprimente.

Adesso vi spiego perché ho affermato quella serie di cose che avete letto nella lista.
Partiamo dal problema principale di questo romanzo: il ritmo. Lento, tanto, a tratti sfiancante. Lo sforzo e la noia sono sempre in agguato, durante questa lettura; specialmente nella parte centrale. Come tanti altri libri di queste dimensioni (550 pagine), “Il seggio vacante” avrebbe tratto giovamento da una sfoltita generale. Troppe, troppe pagine, per una trama molto semplice, che avrebbe reso al meglio per non più di 250-300 pagine. Insomma, per buttarla in matematica, il rapporto sostanza/pagine non è equilibrato. Ha allungato il brodo.

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Visto e considerato che 250-300 pagine non è un numero indecente, per un romanzo, non capisco a che pro la “mamma” di Harry Potter si sia accanita a riempire pagine su pagine con caratterizzazioni dei personaggi che, dopo un po’, diventano solo inutili conferme. Se il lettore si è fatto un’idea chiara di protagonisti e comprimari, non c’è bisogno di ribadire di continuo la loro natura. Certo, questo lavoro sui personaggi ha anche i suoi lati positivi: di certo non si può accusare l’autrice di aver dato vita a figure bidimensionali. Ma ciò non basta per prendere a cuore sul serio le sorti dei cittadini di Pagford. Non si ha un personaggio per cui “tifare”, né un antagonista da odiare, né tantomeno c’è una sfida veramente intrigante in atto, e anche quando qualche personaggio si mette nei guai, non si riesce a essere completamente coinvolti. Si assiste alla squallida lotta per il potere con un certo distacco, inizialmente divertito, poi annoiato.

È tendenzialmente pesante anche il taglio politico del romanzo, a tratti deprimente, che mi ha ricordato alcuni aspetti negativi di un certo tipo di letteratura impegnata tanto in voga nei nostri anni. Uno su tutti: il sacrificio della storia in nome del messaggio (cosa che io reputo un abominio, sempre e comunque).

Certo, il romanzo ha diversi lati positivi, e sarebbe ingiusto non parlarne.
“Il seggio vacante” si fa leggere dall’inizio alla fine, nonostante quanto già detto, grazie allo stile sempre piacevole della Rowling, molto scorrevole, arricchito da un’ironia a volte sottile, a volte più palese, e da una grande attenzione per i dialoghi, sempre molto buoni e aderenti al modo di parlare delle varie classi sociali. La Rowling non aveva bisogno di scrivere un altro libro per soldi, è ovvio e incontestabile. Ha scritto “Il seggio vacante” per il piacere di farlo e spesso si nota. Si sente il gusto per l’atto stesso di scrivere, che poi è alla base di ogni vero scrittore; e non c’è dubbio che la Rowling, in generale, sia una donna dal grande talento letterario. È per questo che si nutrono grandi aspettative verso questo libro, per poi restare quasi sempre insoddisfatti. È per questo che la recensione è una delle più pignole e severe che io abbia mai scritto.
In definitiva, il romanzo non è insufficiente, ma dalla Rowling ci si può aspettare di meglio, e molto anche. Io non lo consiglio.

– – –

*(Sì, lo so, l’espressione quindici giorni della mia vita suona molto melodrammatica, ma è una citazione di Scarface. Quando l’avvocato dice a Tony che riuscirà a fargli avere una condanna di “soli” tre anni di carcere, per riciclaggio, il gangster cubano gli risponde, in uno scatto di rabbia : “Sono tre anni della mia vita, cazzo!” Direi di aver provato la stessa sensazione, anche se in scala ridotta. J.K., ridammi i miei quindici giorni!)

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