Recensione: Gomorra – La serie.

Articolo già pubblicato su Stories – Ottopagine (blog non più attivo).

Tv: 'Gomorra - La serie'; dal 6 maggio debutta su Sky AtlanticTrama:
Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) è il capo di un clan camorristico di Secondigliano. È un uomo forte, lucido e temuto. Comanda senza esitazioni, la sua leadership è indiscussa. A ogni offesa risponde con una reazione più potente. Si fa “rispettare”. Ma questa sua caratteristica gli costerà anche una guerra con il clan rivale guidato da Salvatore Conte (Marco Palvetti)…
Al suo fianco ci sono diversi uomini fidati, tra cui spicca Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), detto “Immortale”, il figlio che il boss avrebbe voluto avere. Sì, perché Gennaro Savastano, detto Genny (Salvatore Esposito), non è tagliato per quel tipo di vita. E don Pietro lo sa. Lo sa anche donna Imma (Maria Pia Calzone), la moglie del capoclan, ambiziosa e risoluta. Eppure toccherà al ragazzo, prima o poi. È scritto nel suo destino. O almeno, è così che la pensano i camorristi.
Ben presto gli eventi prenderanno una piega imprevista, e tutto inizierà a cambiare, a evolversi, ad andare fuori controllo, in un vortice di violenza e morte.

Soundtrack dell’articolo: Mokadelic – Doomed to Live.

Giudizio:
Ho iniziato a vedere questa serie spinto dalla curiosità. Volevo farmi un’idea di cosa avessero combinato. L’intenzione era quella di prenderla un po’ in giro, magari in un post ironico sul blog. Sono partito prevenuto, lo ammetto. Dopo un libro sicuramente interessante dal punto di vista dei contenuti – e molto apprezzabile sul piano umano – ma scritto in modo non sempre coinvolgente, a volte pesante (c’è da dire, però, che l’ho letto quando uscì… forse ero troppo giovane); e un film che a molti non è piaciuto, ero scettico.
Però…
La serie l’aveva prodotta Sky. Lo showrunner era Stefano Sollima, quello di Romanzo Criminale. Gli attori non li conoscevo, ma lo stesso si poteva dire per quelli che avevano interpretato – molto bene, in particolare Andrea Sartoretti, il Bufalo – i membri della banda della Magliana. Ero prevenuto ma una chance volevo dargliela.

Mi è bastato un solo episodio per ricredermi e appassionarmi a questa fiction.
Il livello è alto, per la media italiana è altissimo, tre gradini sopra. Ma anche cinque, sette.
La serie è stata venduta in decine di paesi. Può farci fare bella figura anche all’estero, pur tenendo bene a mente che, rispetto alle straniere, un po’ di scarto c’è ancora. Ma la notizia positiva è che, come nazione, stiamo lavorando bene per ridurre il divario tra la qualità della nostra produzione e le serie che importiamo.
Se gli show americani (i migliori, ovvio) meritano 10 su 10, Gomorra guadagna il suo buon 8 pieno.

Potremmo dividere la serie in tre fasi, qualitativamente parlando. Episodi 1-7, 8-10, 11-12.

Palvetti Gomorra
Nel primo gruppo la qualità è molto, molto alta. La recitazione è sempre buona, idem per regia e sceneggiatura. Tutto risulta convincente.
Ho apprezzato in particolar modo Marco Palvetti, che pur avendo relativamente poco spazio nella serie, riesce a dar vita a un personaggio molto interessante e credibile, il boss devoto Salvatore Conte. La contraddizione palese tra fede profonda e vita da criminale è molto intrigante.
Ottima anche Maria Pia Calzone (che tra l’altro è originaria di Reino, in provincia di Benevento), credibilissima nel ruolo tutt’altro che facile della donna di camorra. Molto bravo Salvatore Esposito, capace di rendere bene sia come bamboccio che come belva, dimostrando una certa versatilità. I ruoli di Pietro Savastano e Ciro Di Marzio sono un po’ più standard, forse meno adatti a far emergere il talento degli interpreti; ma comunque, sia Fortunato Cerlino che Marco D’Amore (che ricorda un po’ Saviano, fisicamente… è buffo ma l’hanno notato tutti!) si fanno onore, è proprio il caso di dirlo. 😛

In particolare, per quanto riguarda la scrittura della serie ho apprezzato molto il taglio puramente narrativo. Gomorra – La serie, per come l’ho intesa io, è libera da sindromi documentaristiche. Non ci dice: “guardate, vi mostriamo la camorra”, ma “guardate, vi parliamo di un clan camorristico, degli odi, delle ambizioni, delle paure, delle persone”. È una storia. Punto. Non vuole cambiare il mondo, non vuole sconfiggere la Camorra. Vuole fare bene ciò che è suo compito fare: intrattenere, appassionare, far viaggiare le menti degli spettatori in altri luoghi, in altri corpi.
E, paradossalmente, liberandosi dal proposito di raggiungere questi obiettivi, la serie riesce a realizzarli. Ne viene fuori un ritratto nitido e devastante, potentissimo. Il mondo camorristico viene fuori in tutta la sua bruttezza: la paura regna sovrana, l’ambizione e l’odio avvelenano le menti, non c’è appagamento, nemmeno nelle case dei vincitori, il clima diventa asfissiante, insopportabile per tutti.

Altro punto a favore della sceneggiatura è l’evoluzione continua della trama e dei personaggi. In un episodio abbiamo una situazione che sembra stabile, nel seguente tutto cambia, in quello dopo ancora le cose hanno preso un’altra direzione. Capiamoci, tutte le serie evolvono, ma qui parliamo di un cambiamento frenetico e inarrestabile.

manifesti gomorra
Un’altra cosa molto importante da menzionare è la rappresentazione della realtà napoletana e italiana: alcuni hanno criticato questa serie dicendo che dà un’immagine negativa di Napoli, che fa sembrare tutti i campani camorristi, bla bla bla…
Niente di più sbagliato.
Gomorra parla di camorristi ma anche di gente perbene, che rifiuta le mazzette, che non si fa corrompere. Parla di napoletani che vivono di crimine ma anche di milanesi non meno sporchi, diversi solo nel modo di porsi e di agire ma ugualmente corrotti. E il bello è che non lo fa di proposito, ma lo fa perché non si può raccontare la realtà omettendo delle parti. I corrotti del nord e gli onesti di tutta Italia fanno parte della narrazione di questa organizzazione criminale. Gomorra racconta la realtà legata alla Camorra se non a 360° almeno a 300°.

Parlare di rischi di emulazione, poi, mi sembra fuori luogo. Non c’è nessuna mitizzazione della Camorra. Al contrario, la serie sembra dire di continuo: “guarda che vita di merda che fanno, guarda il paradosso di chi ha tanti soldi e non può goderseli, di chi comanda ma vive tra mille paure”.

Passiamo al secondo gruppo: episodi 8-9-10.
Purtroppo, qui c’è un calo qualitativo, non molto grande ma percepibile. Più che altro si tratta di sbavature. A volte è la sceneggiatura a non convincere, altre volte si tratta delle interpretazioni di personaggi minori. È impossibile argomentare le mie critiche senza spoilerare un po’. È una cosa che non sopporto, ma fare delle critiche negative senza spiegarne le ragioni è ancora peggio. Se non volete rovinarvi minimamente la sorpresa, lasciate perdere quanto segue.

spoiler-alertINIZIO SPOILER

Nell’ottava puntata ci sono dei problemi relativi al ritorno di Genny dall’Honduras; o meglio, riguardano tutta la storia legata al paese del Centro America. L’interpretazione di Esposito, come ho già detto, regge bene l’evoluzione del personaggio. È la sceneggiatura a essere un po’ debole. Il modo in cui viene mostrato il cambiamento di Genny non convince. Capisco che girare delle scene in Honduras sarebbe stato costoso, ma avrebbero potuto rendere meglio il trauma del personaggio, magari con un incubo, con dei ricordi. Le semplici voci non sono bastate, per me. C’era bisogno di vedere. Magari sarebbe bastata anche una scena girata in un interno, quindi fattibile anche in Italia. Non si è ben capito, poi, quanto tempo sia rimasto in Honduras.

Nella puntate nove e dieci, poi, c’è un problema relativo ai due fratelli, Daniele e l’autista di Conte, Massimo. Per quanto riguarda Daniele, il problema è legato all’interpretazione: non è sempre convincente, specialmente nelle manifestazioni di dolore. Massimo, invece, ha una reazione inverosimile e dimostra un’ingenuità eccessiva per un camorrista, seppure di basso grado. Non si può pensare di essere perdonati dal proprio boss dopo aver tentato di ucciderlo. Proprio no.

FINE SPOILER

Per quanto riguarda il terzo gruppo, cioè gli episodi 11 e 12, non c’è molto da aggiungere. La qualità è di nuovo ottima, il finale – aperto, in vista di una seconda stagione già confermata – è molto bello e coinvolgente.
A visione conclusa sono rimasto molto soddisfatto. È la miglior serie italiana. Anche meglio di quel “Romanzo Criminale” che pure mi piacque parecchio, e che già faceva ben sperare per il futuro della fiction televisiva italiana.
Quelli di Sky stanno percorrendo la strada giusta.
A noi non resta altro da fare che seguirli, con molto piacere.

Annunci

Un pensiero su “Recensione: Gomorra – La serie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...