I have a dream

my way

 

“I have a dream” disse Martin Luther King.
Tranquilli, non voglio fare una porcata stile Beppe Grillo & Primo Levi. Mi limito a una semplice citazione.
In ogni caso, un “dream” ce l’ho pure io.
Io sogno un mondo dove la lettura sia una passione popolare, semplicemente un modo diverso e complementare rispetto a cinema, fumetti e videogiochi per godere delle storie; e non una cosa pallosa, un vizietto per pochi spocchiosi desiderosi di sentirsi superiori agli altri.
Sì, perché diciamolo chiaramente: c’è tantissima spocchia nell’ambiente legato ai libri – ma anche tanta invidia, cattiveria, pochezza umana. Anche online, mica solo nelle università. Ho letto su dei siti i commenti di gente che diceva che il libro è troppo di massa e che bisogna renderlo più elitario. Oggi, che la percentuale di lettori è abbondantemente sotto il 10% della popolazione. Ditemi voi…
C’è tanta gente che sente il bisogno di rimarcare la propria diversità – leggasi superiorità – rispetto all’uomo comune, degno al massimo di essere usato come modello per un personaggio sfigato, un perdente.
E questa superiorità presunta e desiderata, spesso viene rimarcata proprio nel linguaggio. Con la scelta di parole diverse dal parlato, elaborate.
Che fai, parli di libri come se stessi parlando di una mela? Di un paio di scarpe? Sì, esatto, è proprio quello che faccio.
Perché, scusa, tu dei film come ne parli? Dei fumetti come ne parli? Dei videogiochi come ne parli?
Il problema è sempre quello: soffriamo ancora le conseguenze di un modo di intendere la letteratura vecchio e completamente inadatto al mondo reale. Non solo quello di oggi, ma anche quello di ieri.
La maggior parte dei classici, in buona sostanza, può essere catalogata come: libri che vogliono insegnarti a vivere e che non hanno nemmeno una buona storia a controbilanciare la presunzione infinita del proposito dei loro autori. Un po’ lungo, come nome di categoria. Meglio classici.

Ritornando al punto: io ho questo sogno. Libri per tutti, tutti che parlano anche di libri, così come parlano di film. Lo so che è quasi impossibile da realizzare; ma d’altra parte, se fosse stato un obiettivo a portata di mano, avrei detto “ho un progetto”, “ho un’ambizione”. E invece è un sogno. Ma anche se probabilmente non si realizzerà mai, io, nel MIO spazio, ovvero su questo blog e sulla mia rivista, parlo di libri come se fossero mele, scarpe, film, computer. Perché penso che è la cosa giusta da fare per provare ad avvicinare le persone ai libri.
Come sempre, se vi sta bene è ottimo, se non vi sta bene è ottimo lo stesso. Stampate questo post e pulitevici il culo, se vi fa stare bene.
Io farò sempre a modo mio. Non voglio compiacere nessuno. A me basta la libertà.

 

 

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