Raylan – Elmore Leonard (Recensione)

Raylan

 

Trama (dal sito dell’editore):

Con la chiusura delle miniere di carbone che ne avevano alimentato l’economia, il Kentucky si regge ormai sul traffico di droghe leggere. Cento libbre di marijuana possono fruttare fino a 300 000 dollari: spiccioli, però, in confronto a quanto si ricava da un corpo, specie quando lo si vende a pezzi. A Dickie e Coover Crowe sono bastati due calcoli per capire che il traffico d’organi è la strada migliore da prendere; ma i due fratelli non hanno fatto i conti con Raylan Givens, l’agente federale gentile e laconico che porta un cappello da cowboy e non ama usare la pistola, ma se la estrae lo fa sempre per uccidere.
Prima di scoprire chi c’è dietro il traffico, però, Raylan si ritroverà nudo in una vasca da bagno, di fronte a una gelida infermiera pronta ad asportargli tutti e due i reni…

 

Giudizio:
Ho comprato questo libro incuriosito dalla quarta di copertina. Prometteva bene. Stando a quelle poche righe, infatti, in queste 300 pagine scarse avrei trovato tutto quello che mi piace.
Be’, non è così.
Prima di tutto, questa è la trama di UNA delle tre indagini che compongono il romanzo. Da pagina 116 fino alla fine si parla di tutt’altro.
Ma vi dirò: quando ho capito che la prima storia era finita a pagina 115, sulle prime sono stato contento.
Ho pensato che finalmente Leonard avesse trovato il modo per aggirare il suo problema con le storie lunghe (dopo 3 romanzi con lo stesso difetto sento di poter dire che non era tagliato per certe lunghezze). Ho ipotizzato che invece di allungare all’infinito una storia, avesse pensato bene di fare una specie di raccolta di novelle. E in effetti è quello che ha fatto.

Qual è il problema?
Semplice: le altre due indagini sono BRUTTE. Tirate via. Sciatte. Fiacche. Non viene voglia di sapere cosa succede dopo, neanche lontanamente. Viene da pensare che l’autore di Detroit le abbia scritte solo per raggiungere un numero di pagine gradito all’editore (problema molto più frequente di quello che non si pensi, ma si sa, la qualità del testo è l’ultima delle priorità di tanti imprenditori del libro).
La quantità serve a giustificare prezzi alti e allora via di libri grossi. Conta poco se poi quello che segue distrugge tutto il piacere dato dalla parte iniziale. Una volta che il pollo è spennato, sticazzi. L’importante è vendere, no?
Fortunatamente, il libro l’ho comprato usato, quindi:
a) ho speso 9 euro.
b) l’editore non ha avuto un euro da me per questa mezzo bidone di libro.
Non avete idea di quanto sono contento di queste due cose.

Il mio consiglio?
Se proprio vi incuriosisce, prendetelo in prestito, leggete fino a pagina 115 e conservate un buon ricordo del volume.

E’ la seconda volta che consiglio una cosa del genere con un romanzo Einaudi, nell’ultimo mese (mi riferisco a questa recensione di “Mia è la vendetta” di Edward Bunker, pubblicata il 25 marzo su Fralerighe).
La cosa mi fa pensare.

Probabilmente, prima di comprare un altro romanzo Einaudi ci penserò due volte. Ma anche tre.
E mi sa che di Leonard leggerò solo racconti, da oggi in poi.
L’autore americano sapeva scrivere molto bene, specialmente per quanto riguarda i dialoghi, ma non era tagliato per i romanzi, secondo me. Rendeva bene sulla breve distanza e poi si perdeva. Secondo me dipende dal fatto che non usava scalette narrative.  Ma è solo un’ipotesi.

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