La nobile arte di misurarsi la palla – Amleto de Silva (Recensione)

romanzi amlo
Le mie copie di “Statti attento da me” e “La nobile arte di misurarsi la palla”

 

La TRAMA (dal sito dell’editore, http://www.roundmidnightedizioni.com):

Enea, ragazzo di provincia, ha organizzato il suo futuro: iscriversi a una scuola di scrittura romana e diventare così uno scrittore famoso. La cosa che lui non immagina è quel mondo di compromessi, piccole e acide battaglie, inciuci e soprusi che deve subire un giovane allievo in quella Scuola di scrittura. Imparerà a sue spese cosa significa avere a che fare con scrittori spocchiosi, con donne ambiziose, e con ladri di testi. Il tutto a farcire una misera esistenza fatta di sogni infranti e solitudine. De Silva in questo romanzo continua la sua personale battaglia contro una dimensione, quella vip-letteraria, verso la quale si scaglia aspramente e della quale non vuole fare assolutamente parte.

“Statti attento da me” (ecco i link per recensione e intervista) è un romanzo tonytammariano: si fa satira – anche spietata – della gente della periferia campana, certo, ma è molto divertente, leggera nei toni, spassosa. Uno legge questo romanzo e se la gode.

Con “La nobile arte di misurarsi la palla”, invece, no.
In questo caso si ride molto meno. Ma non perché sia un romanzo meno riuscito, eh, attenzione. ANZI. Il livello qualitativo è lo stesso o forse più alto. Il piacere letterario c’è tutto. Il romanzo è scorrevole, la lingua è viva e coinvolgente, i personaggi sono estremamente reali e credibili, si legge che è un piacere. Semplicemente, si tratta di un’opera diversa, molto più amara. Il “problema” è il MONDO raccontato.

Stavolta de Silva ci parla di scrittori, quindi di presunti intellettuali, o comunque artisti, creativi… gente che dovrebbe essere colta e per lo meno un minimo sensibile, perbene – a differenza dei provinciali, che sono rozzi per definizione. Che Totonno o Marco si comportino in un certo modo è normale: sono comportamenti tutt’altro che apprezzabili, ma te li aspetti. Perché sono dei cafoni.
Da uno scrittore (Enzo Di Donna) certe cose non te le aspetteresti. O meglio, le temi, ma speri che non arrivino. E invece, eccole là. Arrivano eccome, puntuali come una multa. E ci soffri. Perché sai che non c’è nessuna esagerazione letteraria. Perché se bazzichi l’editoria anche solo in modo marginale, esterno, certe cose le vedi. Gli Enzo esistono, e sono tra noi.

In questo nuovo romanzo, Amleto de Silva riversa tutta la sua delusione, rabbia e amarezza per questo mondo – quello del libro – che potrebbe e dovrebbe essere fantastico, e invece fa quasi più schifo del resto – o per lo meno non si fa mancare niente.

Forse, se avessi letto questo libro prima di fare un minimo di esperienza in editoria (come blogger e come “aspirante” scrittore) ne sarei rimasto sconvolto. Non scherzo. Per fortuna mi sono “fatto le ossa” negli ultimi tre anni e mezzo.

Mi fa pensare e sperare, però, il fatto che un libro ben fatto e piacevole come questo nasca proprio dal malessere di un uomo, di uno scrittore, rispetto al mondo editoriale. Viene da pensare che per quanto schifo ci sia e ci sarà, la roba buona, a cercarla, la si troverà sempre.

Io ve lo consiglio.

p.s. come sempre vi ricordo che potete leggere tanta bella roba del buon Amleto sul suo blog, http://www.amlo.it

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