Analisi del testo: O Capoclan.

Miei cari,
dopo aver trattato di latitanti e poveri camorristi vittime dei pentiti, mi accingo ad analizzare un’altra perla della canzone neomelodica. Il brano in questione è “O Capoclan” di Aniello Imperato (il mio stesso nome, quale onore!) in arte Nello Liberti. Questa volta si va dritti al punto, amici!

Ora, le canzoni neomelodiche ci insegnano che essere un camorrista vuol dire essere un martire. E infatti, il povero Liberti è stato sotto inchiesta per istigazione ai reati di camorra, come potete leggere qui:

Il pentimento del neomelodico: “Non ricanterei ‘O capoclan” – la Repubblica,

Camorra, 41 arresti ad Ercolano. Il neomelodico Nello Liberti finisce sotto inchiesta – NapoliToday,

Napoli. Cantò «’O capoclan», rinviato a giudizio il neomelodico Nello Liberti – Il Mattino

Ma lasciamo perdere le ingiuste calunnie e veniamo a noi. Ecco l’esegesi testuale.

Pe’ ‘st’omm nunn esist a libbertà,
pe l’onore s’annasconn a verità.
Cont a iuorn a iuorn l’ann e e mis
ma co cor suoie sta semp a cas.

Per quest’uomo non esiste la libertà,
per l’onore si nasconde la verità.
Conta a giorni gli anni e i mesi,
ma con il suo cuore sta sempre a casa.

Primo elemento di martirio: per lui non esiste la libertà. Stop. E’ stato sfortunato nella vita, un po’ come gli schiavi neri portati in America nei secoli passati. Ma non c’è solo la sfortuna: ci sono anche i valori. E’ un uomo d’onore e per questo nasconde la verità. E sebbene sia in cella con il corpo, con la mente è dai suoi cari.

E uagliun stann for a lo ‘spettà,
a trament sann chell c’anna fa’,
si è arrivat a letter ro cap,
a cundann pe chi ha sbagliat.

I ragazzi stanno fuori ad aspettarlo,
nel frattempo sanno cosa fare,
se è arrivata la lettera del capo,
la condanna per chi ha sbagliato.

E’ un leader e si vede: i suoi lo aspettano fuori, e nel frattempo sanno cosa fare, eseguono i suoi ordini senza problemi.
Pur si iss è accussì,
è cap e sap campà;
pecché o rispett ce rà,
e nuie l’amma rispettà!

Anche se lui è così,
è capo e sa campare;
perché il rispetto ci dà,
e noi lo dobbiamo rispettare!

Anche se lui è così (un po’ sfortunato, credo, visto che per il resto s’è parlato solo di virtù), è un capo e sa stare al mondo. In sostanza perché dà rispetto, e quindi deve riceverlo. Do ut des. Avrà qualche conoscenza di latino, il nostro?

RIT
O capoclan è n’omm serio,
che è cattivo nun è o ver,
ma co cor nun se po arraggiunà!

Il capoclan è un uomo serio,
che è cattivo non è vero;
ma col cuore non si può ragionare!

Non si dica che è un pagliaccio, né un malvagio. Ma soprattutto, non si dica che fa confusione tra le varie parti del corpo. Non ragiona con il cuore, non mastica con i polmoni, eccetera.

O capoclan no nun sbaglia,
pecché pa famiglia,
iss è o cap e adda sape’ cumannà!

Il capoclan no non sbaglia,
perché per la famiglia,
lui è il capo e deve saper comandare!

Un po’ come quando uno uccide una persona per legittima difesa. E’ giustificato. Ecco, il capoclan è sempre in condizioni di legittima difesa. Rispetto a cosa non è chiaro, però non è mai colpa sua.

Luntan nun sap sta’,
de figli e da libbertà;
e tutt e nott sonn a chi a cas
sta lo spettà.

Non sa stare lontano,
dai figli e dalla libertà;
e tutte le notti sogna chi
sta ad aspettarlo a casa.
RIT

E’ un uomo di casa, un padre di famiglia, un po’ come il latitante celestiano.

A piccirill n’a putut mai sturià,
pe sfurtun se ne iett a faticà.
Se sacrifica pe mangià a ser,
vò levà a famiglia a int a miseria.

Da piccolo non ha mai potuto studiare,
per sfortuna se ne andò a lavorare.
Si sacrifica per mangiare di sera,
vuole togliere la famiglia dalla miseria.

Non ha potuto studiare, quindi do ut des l’avrà letto per fatti suoi. Ha avuto la grande sfortuna di lavorare, ma ha deciso di lavare l’onta dandosi al crimine. A tutto c’è un limite.

Sta cos nun l’a putut suppurtà
si ha sbagliat è stat pe necessità!
Cert chest l’a vulut Ddie
si mo è n’omm over e mmiez a vie.

Questa cosa non l’ha potuta sopportare
se ha sbagliato è stato per necessità!
Certo questo l’ha voluto Dio,
se ora lui è un vero uomo di strada.

E si ha decis accussì
o cor a chi l’adda rà?
E’ cap e sap campà
e nuie l’amma rispettà!

E se ha deciso così,
il cuore a chi deve darlo?
E’ capo e sa campare
e noi lo dobbiamo rispettare!

Di nuovo: se sbaglia non è colpa sua. Poi, che gli altri vengano uccisi al primo “errore”, tipo non pagare il pizzo, è un’altra cosa. E poi oh, l’ha voluto Dio, quindi bene così.
Di nuovo il ritornello, poi un’ultima chicca. Stavolta è direttamente il capoclan a parlare.

E tutt e ser, uardann na fotografia,
m’abbracc e cancelle, uard e stell e parl a Ddie.

E tutte le sere, guardando una fotografia,
mi abbraccio le sbarre, guardo le stelle e parlo a Dio.

E’ sempre un pater familias. Lo ribadisce, per chi non avesse capito.
Ddie, t’arraccumann, prutiegg e figlie miei
e si cacc vot tu nunn o ppuò fà
nun te preoccupà proprie, ca ce pens io! IO! IO! CA SONG O CAPOCLAN!

Dio, ti raccomando, proteggi i miei figli,
e se qualche volta tu non puoi farlo,
non ti preoccupare proprio, che ci penso io! IO! IO! CHE SONO IL CAPOCLAN!

E’ un uomo devoto, sì, talmente devoto da trattare Dio come uno dei suoi scagnozzi (quel “proteggi” imperativo). E infatti il capoclan sa che Dio, come ogni sottoposto, non ha i suoi stessi superpoteri a prova di kryptonite. Quindi gli dice di stare sereno, perché nel caso in cui Dio fallisca, c’è sempre lui, O CAPOCLAN!

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