Killshot – Elmore Leonard (Recensione)

Trama:
Carmen e Wayne Colson sono due persone normali, segnate dalla vita, che hanno ormai accettato un’esistenza ordinaria, fatta di piccole cose e di pretese ancor piú modeste. La loro unica colpa: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, e sventare, piú per istinto che per ragionamento, un tentativo di estorsione violenta. Da quel giorno, niente sarà piú lo stesso. Costretti a fuggire, inseguiti da un killer professionista, Blackbird, e dal sociopatico Richie Nix, scopriranno che perfino il programma protezione testimoni dell’FBI, che li accoglie, è retto dalle stesse regole che hanno appena appreso a loro spese: violenza, inganno, sfruttamento spietato.
E si troveranno a lottare da soli per poter sopravvivere.

Killshot è il secondo romanzo di Elmore Leonard che leggo. Il primo, Freaky Deaky, mi deluse un po’. I dialoghi erano semplicemente perfetti e i personaggi ben fatti, ma la trama procedeva in modo tutt’altro che lineare, per tentativi, accumulando pagine che andavano ad ammazzare il ritmo. Il finale di FD, poi, è uno dei più sbrigativi e deludenti mai letti.

Dopo aver letto quel romanzo, ho visto tre film tratti dai romanzi di Leonard: Jackie Brown (diretto da Tarantino, dichiaratamente in debito con lo scrittore di Detroit per quanto riguarda il modo di concepire i dialoghi), Get Shorty, Be Cool. Mi sono detto che, forse, FD era un romanzo non del tutto riuscito in mezzo a tante storie valide.
Leggendo Killshot, devo dire che sì, FD è comunque una delle meno riuscite, ma le pecche di Leonard – almeno per quanto riguarda questi due libri – sono sempre le stesse.

I personaggi di K. sono ben fatti ma più intriganti di quelli di FD, i dialoghi continuano a essere perfetti, trama e ritmo, per la prima metà del libro, sono molto buoni. Le prime 150 pagine circa sono ottime. Entusiasmanti. Il problema è la seconda metà. Si ripresenta il solito problema: Leonard va avanti a menare il can per l’aia, accumulando un centinaio di pagine che avrebbe potuto ridurre a 40-50 senza problemi, anzi, migliorando di molto il risultato finale. Sì, perché a esclusione delle ultime 50 pagine (stavolta, per fortuna, il finale è buono), la seconda metà del libro non va. Quasi annulla tutto ciò che il nostro ha fatto nella prima, ottima parte.
Si ha la sensazione che lo scrittore non sappia dove andare, e che voglia menarla per le lunghe in modo da raggiungere un tot di pagine. E io, come lettore, detesto avere questa sensazione.
Credo che questa pecca, che ormai inizio a credere tipica di Leonard, sia dovuta al suo metodo di scrittura: totale mancanza di scalette e di “premeditazione”. Elmore si sedeva e scriveva, senza avere idea di cosa sarebbe successo. Per come la vedo io, una tattica simile per un romanzo da 300 pagine difficilmente paga.

Che dire, Killshot è sicuramente un romanzo leggibile. E’ un testo discreto che poteva essere ottimo. Peccato per questa mania dei libri lunghi, rovina molti scrittori.

Credo che in futuro leggerò un altro romanzo di Leonard, probabilmente Raylan. Speriamo bene. Voglio dargli un’altra possibilità perché comunque il nostro ha diversi punti a favore, e quando scrive bene, scrive Bene. Se ritroverò le stesse pecche, probabilmente lascerò perdere questo autore, oppure proverò a leggere solo i suoi racconti.

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