Analisi del testo: Nun c’amma arrennere.

Ed eccoci con un grandissimo ritorno: un’altra analisi (pardon, esegesi) di un testo neomelodico.
Perché parlo di grandissimo ritorno? Semplice. Perché questo post volevo scriverlo da un po’, ma ho aspettato fin quando non ho trovato un brano degno di “Nu latitant”.
Il pezzo in questione è “Nun c’amma arrennere” di Tony Marciano.

Se Celeste ci ha fatto capire, con i suoi soavi virtuosismi, cosa significhi vivere quella Via Crucis detta “latitanza”, Marciano si preoccupa di mostrarci (ricordate: show don’t tell) quanto male facciano i pentiti a ‘sta brava gente della camorra.
Il nostro segue anche un’altra regola fondamentale della scrittura creativa: parla di ciò che conosci.
E infatti, Marciano è stato arrestato per droga.
MA SIAMO SICURI CHE SI TRATTI DI UN EQUIVOCO, ovvio.

Bazzecole a parte, dedichiamoci a questa lirica intensa e struggente, a questa lamentazione tragica, crepuscolare.

Dopo un intro rockeggiante, i due camorristi di buon cuore interpretati da Marciano e socio iniziano a cantare così:

Dimm a verità, ma che è succies? 
Parl, m vuo ricer coccos? 
stu pentit ca nun ce vo bben 
c’ha raccuntat e me?                                                   
Nun ce pozz pensa’…                                                   

Dimmi la verità, cosa è successo?
Parla, vuoi dirmi qualcosa?
Questo pentito che non ci vuole bene
cosa ha raccontato di me?
Non ci posso pensare…

Camorrista numero 1 è “percosso e attonito” per parafrasare Manzoni. Non ha ancora realizzato bene cosa è successo, non riesce a farsene capace. Su tutte, spicca un’affermazione: “questo pentito che non ci vuole bene”. La preoccupazione del nostro ha un carattere prettamente sentimentale: non soffre all’idea di scontare (INGIUSTAMENTE!) anni e anni di carcere. No. Semplicemente, essendo un uomo di buon cuore, soffre all’idea del tradimento di un amico. Che, appunto, non gli vuole più bene. Parole semplici, quasi naif, ma anche per questo dirette e toccanti.

Chest è a verità, che s’è vennut,                            
nun vo ritratta’, ormai a parlat,                             
t promett ca famiglia toja,                                       
sta semp bon e nient mai lle po manca’…           

Questa è la verità, che si è venduto
non vuole ritrattare, ormai ha parlato,
ti prometto che la tua famiglia
sta sempre bene e non le può mancare niente.

Il suo amico non è da meno: “ti prometto che la tua famiglia sta sempre bene e non le può mancare niente”. A famigghia è sempre a famigghia, direbbe qualcuno. Gente di cuore, dài.

RIT                                                                                    

M’ha distrutt a vit int a mezor                                  
sto pavann, a colp è sul a soja.                              

Mi ha distrutto la vita in mezz’ora
sto pagando, solo per colpa sua.

Questo verso, “sto pagando, solo per colpa sua”, conferma la teoria già sostenuta da “Nu latitant” di Celeste. Vale a dire che i camorristi finiscono nei guai sempre per colpe che non gli appartengono: si tratta di una maledizione, una fattura, una cattiva stella, un destino infame, una cattiva congiuntura astrale, scorpione nella settima casa… insomma, è tutto quel che volete, ma mai una colpa. E’ solo sfortuna.

Pure a me fann mal sti cos                                         
nun c’amma arrennere.                                             

Anche a me fanno male queste cose
non ci dobbiamo arrendere.

L’amico sa bene cosa vuol dire vivere con questa spada di Damocle sulla testa, e infatti esorta il suo sodale a non cedere alle avversità, a non arrendersi, in nome del bene, dell’amicizia, dei valori. Amen.

N’ann è già passat int a l’Infern,                                 
latitant sto mpazzenn, tra pentit e nfamità,           
chill sta parlann e nun o sap                                          
ca nun stong carcerat e nun sacc c’aggia fa.          

Un anno è già passato nell’Inferno,
latitante sto impazzendo, tra pentiti e infamità
quello sta parlando e non lo sa
che non sono in carcere e non so cosa fare.

Sulla latitanza non ho altro da dire, dopo aver analizzato la perla del Celeste.

Nient, nun putimm fa chiù nient,                               
oramai so cundann, è na guerr pers già…             
Frat, chill ce chiamav frat,                                            
chi se pent chest o ssap, c’a perdut ll’omertà.      

Niente, non possiamo fare più niente,
ormai sono condanne, è una guerra già persa…

Fratello, ci chiamava fratello,
chi si pente lo sa, che ha perduto l’omertà.

I nostri sono in difficoltà, è vero. Ma c’è una piccola luce in fondo al tunnel. Loro sanno che anche chi si pente (merda!) perde qualcosa. Il sommo valore, l’OMERTA’.

N’imper a fatt care’,                                                      
senza scuorn a parlat,                                                  
nun a pensat e famiglie,                                                 
e cumpagn, ha sbagliat…                                             

Un impero ha fatto cadere,
senza vergogna ha parlato
non ha pensato alle famiglie,
agli amici, ha sbagliato…

Qui i nostri, oltre a sottolineare l’operosità camorristica (“un impero ha fatto cadere”), mostrano quanto il pentito sia infame e senza cuore. Un essere che non pensa alle famiglie, agli amici. Insomma, un tipo spietato come un assassino. Aspetta un momento, ma loro sono assass… ABBASSO I PENTITI.

L’ann nguoll a me nun song nient,                            
i nun m’arrend facilment,                                            
nun ma sporc a dignità,                                                
i nun parl, i aspett l’avvocat,                                    
ca m ric c’aggia fa.                                                         
Ramm na man, tu…                                                      

Gli anni su di me non sono niente,
non mi arrendo facilmente
non me la sporco la dignità
io non parlo, aspetto l’avvocato,
che mi dice cosa devo fare.

Dammi una mano, tu…

Ma il nostro resiste: sopporta anni di galera, non si arrende, mantiene intatta la dignità. Non parla. I valori sono salvi. Non tutto è perduto. Fossimo in America, diremmo: God bless USA.

RIT

Giur ca nun m’abbandun maie                                   
nguoll a te, o sai, ce cont assaie                                 
è na situazione ca fa mal                                               
ma tutt adda passà                                                          
tu nun ti a preoccupà.                                                     

Tu p me si semp chiù e nu frat                                    
nun me ritt no manc na vot                                            
nu problem mij er pur o tuoie                                     
cumm putess fa na cos contr e te?                             

Giura che non mi abbandoni mai
su di te, lo sai, ci conto assai
è una situazione che fa male
ma tutto deve passare
tu non ti preoccupare.

Tu per me sei sempre più di un fratello
non mi hai detto “no” nemmeno una volta
un problema mio era anche il tuo
come potrei fare una cosa contro di te?

Davanti alla richiesta di eterno amore, pardon, di eterna amicizia, da parte dell’amico in difficoltà, l’altro risponde con una domanda retorica che è un vero e proprio monumento all’amicizia. “Come potrei fare una cosa contro di te?”

Segue il ritornello già analizzato sopra.
Ma ormai siamo tutti completamente assorti in un pensiero: quanto può essere forte l’amicizia? E quanto sono cattivi, ‘sti pentiti?

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