La lama del rasoio – Massimo Lugli (Recensione)

Ho comprato questo romanzo per avere qualcosa da leggere sul treno. Mi sono fermato vicino a una bancarella con l’espositore dei Newton Compton da 99 centesimi, ho letto un po’ di quarte di copertina e alla fine ho scelto questo titolo. Senza pensarci più di tanto, ché dovevo prendere il treno, e poi un euro è una spesa ridicola… Qualcosa, nella presentazione stampata sul retro, mi ha intrigato.

Tre casi che sembrano non avere alcun legame tra loro: un’inchiesta ad alto rischio per Marcello Mastrantonio, disilluso funzionario della Mobile in perenne conflitto con capi e colleghi. Un’organizzazione criminale che gestisce feroci combattimenti tra cani. Un architetto assassinato nello scenario di un gioco erotico gay. Una giovane donna sieropositiva sgozzata. Un assassino senza nome che uccide le vittime con un rasoio. Quella che inizia come un’indagine di routine sul maltrattamento di un cane si trasformerà in un incubo sanguinoso, una trappola mortale. Tra false piste, scontri all’arma bianca e omicidi, l’escalation di violenza e mistero si concluderà in modo assolutamente imprevisto.

Questo libro mi è piaciuto. Si tratta di un poliziesco classico, ambientato nell’Italia di qualche decina d’anni fa, credo tardi anni ’90 (c’è la Lira). Mastrantonio, il protagonista, è sì basato sul classico archetipo del poliziotto che indaga da solo e che fa a pugni spesso e volentieri, ma è ben caratterizzato. È ironico, un po’ goffo ma al contempo pratico di arti marziali, vegetariano sì, ma per un enzima mancante che gli rende indigesta la carne. Insomma, archetipico ok, ma non troppo. Quanto basta.
La storia, narrata in prima persona, ha tre grandi punti a favore: è veloce e dritta come un colpo di rasoio; c’è sempre un’ironia piacevole; azione e ritmo sono ben dosati. La trama gialla, poi, regge bene e non è facilmente prevedibile.
Insomma, non un romanzo innovativo, ma ben scritto e molto piacevole. Gli amanti del genere difficilmente resteranno delusi da questo titolo.

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