Amleto de Silva – Intervista

amlo

Ciao Amleto, benvenuto sul mio blog. Dimostrami quanto ti senti onorato con una frase ruffianella.

– Non ne ho bisogno, mi fa davvero piacere.

1) Hai un nome impegnativo. Dici la verità, da piccolo ti sfottevano?

– Più che altro mi hanno chiamato Ambleto, Anacleto, Pappacleto, Otello e Aliante.

2) Presentati ai nostri lettori. Chi sei, che hai fatto, che fai per campare? Rubi spesso?

– Sono geneticamente incapace di rubare e sfortunato come pochi, quindi no, per niente. Per campare, scrivo. Ci provo, almeno, e qualche volta mi pagano pure.

3) Perché hai scritto “Statti attento da me”?

– Onestamente? Era un periodo che leggevo un po’ di roba italiana e mi sono detto: vabbuo’ così so’ capace pure io. E l’ho scritto.

4) Il tuo romanzo ha diversi personaggi principali. A quale ti senti più legato? Ma soprattutto, rispetto ai tuoi personaggi, che provi? Una specie di compassione o un senso di schifo, di ribrezzo?

– Ma no, non provo niente, ci mancherebbe. Qua è un problema provare qualcosa per la gente vera, figuriamoci per i personaggi. Certo, Lucio e Totonno sono i più simpatici, questo è vero, ma la verità è che una volta che li hai inventati, i personaggi poi vivono da soli, si scrivono da soli. Lo so che sembra una cazzata ma è la pura verità: mi ritengo responsabile del trenta per cento al massimo di quello che le mie creazioni hanno combinato in quel romanzo. Hanno fatto tutto loro.

5) Perché dovremmo leggere il tuo libro?

– I libri si leggono per divertirsi, solo per quello. Se vuoi un motivo, ti dico: perché è onesto.

6) Tre autori che pensi ti abbiano influenzato.

– Dickens, Stephen King e Tibor Fischer.

7) Tre romanzieri che ami.

– A parte i tre che ti ho appena detto, e che amo profondamente? Dumas, Bianciardi e Rex Stout. Ma magari domani se mi rifai la domanda dico altri tre.

8) Tre romanzieri che odi.

– Figuriamoci se lo dico, ho già abbastanza nemici.

9) Mo che abbiamo fatto tre volte tre, passiamo ad altro. Hai pubblicato Statti attento da me sia in self publishing che con ‘Roundmidnight. Che ci dici del self publishing? E dell’editoria indipendente?

– Il self publishing, quando funzionerà come si deve, ucciderà l’editoria tradizionale, che se lo sarà meritato. Per ora la seconda traballa ma non crolla, ma è solo questione di tempo, secondo me. Il problema, ovviamente, è la reperibilità dei libri. Cioè, procurarsi un libro mio è cento volte più difficile di una cacata che però ha una buona distribuzione, ma va bene così, non stiamo qua a frignare come femminielli. Ve bene, va benissimo così.

10) Curi un blog parecchio divertente, http://www.amlo.it. Che ci dici al riguardo?

–  È una cosa fantastica. Faccio un botto di contatti e me ne fotto di tutto e di tutti. Scrivo quello che mi piace e quando mi piace. E mi scrive un sacco di gente per ringraziarmi, perché magari dico le cose che volevano dire loro, o perché scrivo quello che volevano leggere, o anche per ringraziarmi perché li ho fatti ridere e ne avevano bisogno. Ecco, quando succede, è una delle sensazioni più belle che un autore possa provare.

11) Qual è per te il problema più grande dell’editoria italiana? E come vedi lo scenario editoriale tra cinque, dieci anni?

– È che è un ambiente ristretto, ripetitivo e in mano ai fessi. Escono migliaia di libri, e il guaio è che sono tutti uguali. Fanno i manager, gli strateghi di questa cippa di cazzo e poi investono tutti sulla stessa cosa, contravvenendo alle regole base dell’investimento. Se avessi dieci milioni li investiresti tutti in una sola cosa o diversificheresti? Loro fanno sempre lo stesso, per lo stesso pubblico. E infatti stanno andando a capa sotto. Se uno come me fa il culo a parecchi autori di grosse case editrici il motivo non è che sono più bravo io: è che sono incompetenti loro. Non piangerò quando perderanno il lavoro.

12) Non trovi che ci sia la tendenza ad appiattire lo stile di tutti, oggi, con questa marea di corsi più o meno improvvisati di scrittura creativa?

– Sui corsi di scrittura ho già detto come la penso. E cioè che studiare non fa mai male, ma se vuoi scrivere, poi, devi dimenticare le cose che hai imparato a scuola. A un certo punto della vita devi decidere se vuoi fare quello che ti piace ed essere van Gogh, però il successo te lo scordi, o un pittorucolo manierista pieno di soldi. Il problema è che la gente vuole avere successo, e onestamente non capisco perché. Cioè, io voglio che i miei libri abbiano successo, non io. È che io, personalmente, non ho un cazzo da recriminare, non tengo sarache nella sacca e il successo personale tende solo a imbarazzarmi e infastidirmi, mentre ogni cosa bella detta del mio lavoro mi inorgoglisce.

13) Non trovi che ci sia uno strano pudore su certi temi? Cioè, si parla di sadomaso senza problemi perché fa vendere un sacco di copie, però poi di quanto stiamo messi male, di quanto siamo diventati – come società – accattoni e venduti non si parla mica tanto. O, se se ne parla, lo si fa in modo ipocrita.

– È solo che, come dice Marziano, ormai i libri li comprano solo le professoresse, e quelle quello capiscono. Come dico nel libro che sta per uscire, sono delle cesse racchie che vogliono solo uno scrittore idiota che dica loro che gli uomini non le meritano. Questa gente non mi interessa, non voglio che comprino i miei libri, non voglio che seguano il mio blog. Andate a rovinare il mondo altrove, cretine.

14) Secondo te, perché molti scrittori fanno ricorso a una lingua completamente finta, sforzata, artificiale?

– Te la faccio breve: perché non sanno scrivere. Sanno farsi pubblciare, ma non è la stessa cosa.

15) Che dici, quindici domande bastano? Fatti una domanda ma non darti una risposta.

– No, bastano bastano eccome. C’è abbastanza Amleto de Silva al mondo.

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