Libri, editoria, cultura

Oggi, almeno nell’ambiente letterario, quello di Internet, frequentato – anzi composto- da scrittori o aspiranti tali, si parla molto di editoria. Nello specifico, si parla molto dei problemi, delle ingiustizie, delle colpe dell’editoria. Si parla di editoria a pagamento, di prezzi troppo alti, del fenomeno dilagante dei libri “scritti” dal famoso di turno (che poi magari non azzecca una parola nelle interviste, ma questo è un altro discorso.)
Personalmente credo che ridurre tutti i problemi e le lacune dell’editoria a una sola causa sia semplicistico, ma che ci sia, al contempo un problema “madre”, causa di tutti gli altri problemi; e cioè il fatto che la maggioranza della popolazione non conosce e non considera il libro come forma di intrattenimento, al pari (e meglio) della televisione, ma solo come mezzo per studiare.

Dico meglio della televisione perché il romanzo è interattivo: il testo è solo la base necessaria per dare vita alla storia che voi immaginate. Il lettore ha molto più peso dello spettatore, che si limita a “subire” una storia, a guardarla da esterno.

L’offerta narrativa dei nostri giorni è eccellente: il romanzo, dopo secoli di dominio incondizionato nel campo dell’intrattenimento, ha dovuto fare i conti con il cinema prima e la televisione poi. Da questa competizione il romanzo ha tratto innumerevoli benefici, come la perdita della forma cervellotica e ingarbugliata e l’acquisizione di uno stile visivo, d’impatto, unito al contempo alla profondità tipica ed esclusiva della parola scritta.

Il problema quindi non è l’offerta.

Se il lettore vuole, può cercare su Internet un romanzo che corrisponde ai suoi gusti e comprarlo online.    Il problema è la mancanza di domanda, che deriva dalla scarsa conoscenza di ciò che il romanzo è e può offrire, anche in termini di puro e leggero intrattenimento.

Chi potrebbe ovviare a questa mancanza di domanda? La scuola.

Non limitandosi a far conoscere la storia della letteratura italiana e in parte straniera, ma sforzandosi di far conoscere la letteratura contemporanea, capace di arrivare, quella sì, per stile e per contenuti al giovane di oggi. Manzoni (ho scelto Manzoni per non andare troppo indietro nel tempo e perchè viene fatto studiare dalle medie) va studiato per la sua importanza storica, perchè è un tassello fondamentale nel percorso che ha portato al romanzo moderno. Ma non si può mostrare ai ragazzi solo il passato. E’ come se alla scuola guida facessero studiare la storia della vettura dal carro a ruote fino alla ferrari sorvolando la guida pratica della macchina moderna. Credete che ci sarebbe lo stesso numero di persone capaci di guidare e interessate a frequentare la scuola guida? No, non direi.
E non potete dire che l’esempio non sia calzante, perchè la cultura è qualcosa di PRATICO, non teorico. Vivo, non ammuffito. Presente, non solo passato.

La cultura è la coltivazione dell’intelletto della persona, qualcosa capace di cambiare la visione della vita del singolo, di migliorarlo. Credete che sia qualcosa di teorico e polveroso? Pensateci bene.

Per concludere, sono sicuro che se nelle scuole si affiancasse a una giusta (ma ridimensionata) conoscenza della storia della letteratura una conoscenza approfondita della letteratura moderna, i problemi dell’editoria svanirebbero, di colpo. E non solo dell’editoria. Molte cose cambierebbero.
Forse che non si voglia favorire la cultura per non far cambiare le cose? Forse che sia temuta, la cultura, quella viva e pulsante che va oltre la gobba di Leopardi e la morale cattolica di Manzoni?

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2 thoughts on “Libri, editoria, cultura

  1. Eccellentissimo!
    Lo menestrello vostro l’è invero felicitato di far visita a codesta dimora di vossignoria…
    …esso però fa appunto (e spera di trovar confronto), invero didattica metrica dello libro fa di suo pregio difetto atroce: esso l’è financo attrezzo ludico, ma in primis esso l’è attrezzo da erudito e l’arrancar di maestre matrone (financo a elementare livello) in assurda lettura d’altro tempo fa vano suo scopo principe. Istesso menestrello cadde in ragnatela tale, uscir di ‘sìffatta trappola l’è difficile e come vossignoria fa ipotesi, cultura l’è pericolo di pochi e sua mancanza prigione invisibile di molti.

    Salutazioni! 😉

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