Il “sommo valore”: L’umiltà.

Non so se a voi è mai capitato di avere la mia stessa sensazione ascoltando i soliti discorsi triti e ritriti sul valore dell’umiltà. Ma so che per sapere se avete mai provato la mia stessa sensazione, devo spiegarvela al meglio.
E quindi ve la spiego.
Mi sembra che, per una malsana e sempre più diffusa tendenza al luogo comune, si tenda a mettere l’umiltà in cima ai valori delle persone.
Secondo questo ragionamento, l’umile nella vita dovrebbe riuscire più del capace, del talentuoso.
Quindi io, poco pratico di sport, se umile potrei battere un grande calciatore arrogante ai rigori.
Ovviamente questa è un’ipotesi assurda. Ma è la conseguenza di un discorso assurdo.
Per come la vedo io l’umiltà è un valore aggiunto, da apprezzare ma non da osannare.
Preferisco il realismo, la consapevolezza lucida di sè.
Anche perchè nel modo di vedere di alcune persone, pare che non ci sia alcuna alternativa all’umiltà se non nell’arroganza. Certo. Solito modo di vedere manicheo. Bianco-nero, bene-male.
Un modo di vedere le cose un po’ infantile, non trovate?
E’ la capacità che rende le persone vincenti. La competenza nel loro settore, il talento. Se poi “non se la tirano”, tanto meglio. Ma non è il fatto di non tirarsela a renderli grandi.

P.s. Vi lancio una sfida: trovatemi un grande uomo della storia che sia stato modesto.

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7 thoughts on “Il “sommo valore”: L’umiltà.

  1. Gandhi per come la vedo io non era umile, anzi. Molto forte e consapevole della propria forza. Non si è mai sminuito, ma ha dettato regole di vita. C’è poco di umile in questo, e molto di giusto 🙂

    Grazie per la visita e per il commento 😉

  2. Per me l’umiltà è vera non esiste. Esiste solo quella falsa, che in realtà è o scarsa autostima o volontà di raggirare le persone (“faccio l’umile perché piace alla gente” oppure “faccio l’umile perché fa risaltare di più le mie qualità”) o carenza reale di valore.
    Con ciò non voglio mica fare l’apologia dell’arroganza!
    Ci sono tre tipi di arroganti: chi si inventa tutto ( “sono un campione di scacchi” quando in realtà si fa schifo), chi esagera solo (“sono un campione di scacchi” quando in realtà si è bravi, ma non certo geniali) e chi compensa un’insicurezza (“sono un campione di scacchi” quando in realtà si pensa di far schifo).

    “Preferisco il realismo, la consapevolezza lucida di sé.”

    Concordo perfettamente! Ma è difficile da ottenere, non tutti hanno un autostima forte. Io spesso passo per arrogante quando in realtà cerco solo di compensare una forte carenza di autostima, ad esempio. Ma in generale, mi sforzo di essere oggettivo e realista. Ci provo, almeno.
    Invece l’umiltà mi dà fastidio, mi puzza terribilmente di falsità.

    1. Ciao Michele!
      Grazie per la visita e per il commento.
      Sì in effetti c’è molta ipocrisia e molta retorica nel concetto di umiltà.
      Ma di certo l’arroganza non è meglio.
      Il problema è che essendo abituati a ragionare in termini “Bianco-Nero” si crede che se non si è umili si è arroganti.
      A risentirci, ciao!

  3. Ciao, non sono sicura che l’umiltà sia l’atteggiamento più apprezzato. Comunque secondo me il fatto è che a parità di talento, quello più umile riesce meglio di quello più arrogante perché il primo sa che oltre che sul talento deve fare affidamento anche sul lavoro, l’allenamento, la costanza, la concentrazione eccetera… Mentre quello arrogante è convinto di riuscire a raggiungere qualsiasi obiettivo con il minimo sforzo, solo in virtù del talento. Insomma hai presente la favola della lepre e della tartaruga…?

    1. Ciao! Grazie per aver letto e commentato il blog 🙂
      E complimenti per il tuo “cronache svedesi”, davvero ben fatto e anche divertente (a proposito, i post scazzati divertenti sono più in basso).

      Io credo fortemente nella consapevolezza realistica delle cose e di se stessi. L’arroganza è un male, e non ci piove, ma l’umiltà spesso è qualcosa di formale, e anche ipocrita. Era questo che intendevo dire. Questa idoltrazzizazione eccessiva dell’umiltà non mi va a genio.
      La tartaruga e la lepre è una gran bella favola. Ecco, per rimanere in tema: io tifo per le lepri che non schiacciano pisolini e che corrono a ritmo sostenuto, sapendo che possono vincere e vincendo effettivamente. Senza arroganza. 🙂

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