Gli autori “commerciali”

Vorrei spezzare una lancia in favore dei cosidetti autori “commerciali”.
Le cose stanno così, secondo me.
Supponiamo che sia vero quello che si dice, e cioè:
1 che gli autori di questo tipo (Volo, Moccia, ma per certi versi anche Dan Brown ecc ecc) non hanno talento
2 che fanno uso smodato di ghostwriter (cosa che in verità si dice di quasi tutti, a sentir parlare la gente… xD)
3 che scrivono porcate

A questo punto c’è una cosa che non torna. E cioè: perchè se non hanno nessun merito, questi autori fanno successo? E soprattutto, qui viene il bello, se non hanno meriti personali, perchè le case editrici sceglierebbero proprio loro come “prestanome” di un team di scrittori quando poi questi scrittori stessi sono diventati famosi solo DOPO la pubblicazione di questi libri?

I tre punti iniziali iniziano a traballare.
Permettetemi allora di proporre un’altra tesi.
C’è una persona che ama scrivere, e vuole farlo per lavoro.
Questa persona sa come va il mercato e scrive quello che la gente vuole leggere.
Le case editrici li notano, prima o poi, e li lanciano (anche scrittori impegnati come Saviano hanno fatto un boom improvviso, a volte, per merito di libri particolarmente appetibili dal punto di vista commerciale).
I tizi fanno successo. Si arricchiscono.
C’è poi della gente che ama scrivere, altra gente. Scrive roba che non vende, che non è come piace alle masse. Non ha un’identità adatta a soddisfare un determinato target commerciale, e così viene scartata. E rosica. E fa ragionamenti del tipo: al posto di Volo potrebbe starci chiunque. Ed è qui che si sbagliano. Perchè Volo ha usato il cervello. E non tutti lo usano.
Altri poi dicono: Volo non ha talento. Beh, che non sarà ricordato nella storia della letteratura italiana, sono d’accordo. Ma arrivare così in alto, da un punto di vista commerciale richiede un certo talento.
E qui arriviamo al nocciolo: cosa differenzia Volo da qualcuno che vuole entrare nella storia della letteratura e scrivere roba “impegnata” o sedicentemente impegnata? Il fine. Fare successo o scrivere roba di un certo spessore, almeno nella mente del creatore?

Dal punto di vista dell’aspirante scrittore in cerca di successo, successo e basta però, Volo e soci sono modelli da seguire.
A me non interessa quel tipo di carriera, ma una cosa mi manda in bestia: la gente che non capisce o fa finta di non capire cose così elementari.
Per concludere vi chiedo: secondo voi, gente come Volo e Moccia sono il male? E se sì, perchè?

p.s.: non ho letto nè Volo nè Moccia, ma penso che superare certi discorsi da rosiconi sia meglio per tutti.

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6 thoughts on “Gli autori “commerciali”

  1. Non sono molto d’accordo. Fare successo e saper scrivere sono cose molto diverse. La prima dipende dal marketing, dalla pubblicità, dalla promozione. Il secondo dipende dal libro – o meglio – dall’autore.

    Perché Volo e Moccia fanno successo? Perché i lettori non capiscono un BIP di letteratura/narrativa. Non sanno come si scrive, non amano pensare. Prendiamoli singolarmente.

    Volo, cosa fa? Scrive libri in stile baci perugina. Aforismi vuoti e risaputi, belle parole, belle frasi, belle metafore. Ciò che fa Volo è dare sguardo all’esteriorità, all’apparenza. Non c’è niente nei libri di Volo, se non un lontano senso di “già sentito”. Perché fa successo? Per lo stesso motivo per cui La Storia Infinita è giudicato un libro per bambini. Perché le persone non pensano 🙂

    Moccia, invece, scrive di storie d’amore inverosimili, smielate e vomitevoli. Il problema è che le ragazzine ai primi mestrui sognano l’amore proprio così (non tutte, per fortuna). E possono mai capire – delle dodicenni – se un libro è scritto bene o meno? È circa lo stesso fenomeno Twilight. “UUUH è gnokko”.

    Il talento, invece, è un qualcosa di diverso. È scrivere un libro che significa qualcosa, che ha qualcosa da dire tramite e “fra” le parole. Un libro che, purtroppo, non capiranno in molti, e che sarà sempre di nicchia.

    Ma d’altronde: quando mai qualità è stato sinonimo di quantità? 🙂

    Maurizio

  2. Io parlo di talento imprenditoriale. Ho precisato una cosa che avrebbe dovuto, in teoria, impedire commenti così, ovvero che questi qui non ambiscono a null’altro che a vendere, e che fanno bene quello che vogliono (vendere, per l’appunto). Che siano grandi scrittori, mai detto nè pensato. Semplicemente, smettiamola di fare discorsi da integralisti. C’è chi scrive per vendere e chi scrive perchè ha una storia da raccontare, qualcosa da dire. E i secondi farebbero bene a vedere i primi nella giusta ottica, e a imparare a fottersene.
    🙂

  3. Tu hai detto:

    “I tre punti iniziali iniziano a traballare.”

    E i tre punti iniziali, cioè che questa gente non sa scrivere, in sunto, non verrà mai meno. Scrivere un libro che vende tanto, anche se lo fai con questo intento, non rende il tuo libro diverso da una porcata, e non fa di te altro che uno scrittore senza vero talento letterario.

    Maurizio

  4. Dei tre punti che hai elencato, il primo non è sempre vero, il secondo è una leggenda metropolitana, e il terzo, spesso, è indiscutibile. Tuttavia bisogna capire le cose come stanno e come sono sempre state. Nella seconda metà degli anni sessanta, nasceva negli scantinati la musica rock underground (quella che molti oggi chiamano “progressive”). Bene, molti di quei gruppi seguirono la linea tosta. Altri scelsero la strada mostrata loro da alcuni discorgafici: uscire con un 45 giri commerciale, per farsi conoscere al grande pubblico. Oggi, quelli che noi tutti ricordiamo e spesso ascoltiamo ancora, sono proprio quelli che scelsero la seconda strada. E ciò non tolse che avrebbero firmato capolavori assoluti. Anzi, senza quei 45 giri, la gente non avrebbe ascoltato i loro album di qualità e l’underground sarebbe forse rimasto un fenomeno di nicchia. Questo è solo un caso, ovviemente, ma che rende l’idea. Per esempio i Who, che scelsero la linea tosta, ebbero comunque un grande successo. Però dovettero inventarsi delle cose che con la musica avevano poco a che fare, tipo rompere gli strumenti alla fine di un concerto o, come Hendrix, suonare la chitarra coi denti… E’ il prezzo del successo, che non significa solo fama e soldi, ma anche nuova tendenza culturale, che poi è ciò che conta.

  5. Ciao Alex, grazie per la visita e per il commento.
    Il tuo discorso ha senso, e d’altra parte, se l’ho ben inteso, arriva un po’ alla stessa conclusione del mio ragionamento (ma potrei sbagliare), ovvero:
    Le cose stanno in un certo modo, c’è chi vuole portare avanti un tipo di discorso e chi un altro, chi si preoccupa di vendere e basta e chi per emergere strizza l’occhio al mercato.
    E qui concludo con: se uno ha una visione differente (l’impegnato rispetto al commerciale) perchè deve rosicare e criticare invece di pensare a portare avanti le sue idee?
    Tutto qui. E’ questo che intendo.
    Grazie ancora, ciao!

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