Elogio a Bukowski

 Non so se qualcuno di voi conosce già Bukowski, ma per andare sul sicuro ve ne parlerò come se non lo conosceste. Tranquilli, non starò qui a ricopiare la sua biografia da Wikipedia per fare la figura del sapientone…  Bukowski, per me, è uno di quegli autori che vanno letti. E’ un imperativo, un dovere di ogni lettore che si definisca tale. Davanti alle opere dell’ubriacone di Los Angeles, due sono le reazioni possibili: amore o repulsione. Non ci sono vie di mezzo, perché è Bukowski stesso a non accettare compromessi, né nella scrittura né nella vita. No, non si tratta dell’ennesimo “ribelle a parole”. Vi parlo di un uomo che ha dormito sulle panchine dei parchi, che ha cambiato mille mestieri, che a cinquant’anni si è dimesso dal lavoro come postino “per non uscire del tutto fuori di senno”, che per poco non si è ucciso con l’alcool e che ci ha regalato delle pagine di letteratura autentiche e vive come poche.

Perché è quello il punto. Autenticità e vita. Che vi faccia schifo o che vi faccia inumidire le parti intime, Bukowski vi svelerà in ogni caso che la letteratura, oggi, può e deve essere questo: qualcosa di vivo, autentico, ribollente, appassionante, pieno di emozioni pure, non elaborate.

La realtà riportata così com’è, senza tradurla nel linguaggio retorico e artificiale della letteratura.Ma lascio a lui la parola, attraverso le frasi del suo diario degli ultimi anni di vita, Il capitano è fuori a pranzo. Niente sa parlare di Bukowski meglio delle frasi scritte da Bukowski.

Per me scrivere è volare, è accendere un fuoco. Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.

Eppure, persino durante l’atto sessuale, pensavo: questa è ancora routine. Faccio quello che devo. Mi sento ridicolo, ma vado avanti lo stesso. 

A settantadue anni era probabilissimo che mi avesse abbandonato. La capacità di scrivere. E’ un timore. E non è per i soldi. O per la fama. E’ per me. Mi sentivo spogliato. Avevo bisogno dello sfogo, del divertimento, della valvola della scrittura. La sicurezza della scrittura. Di quel dannato lavoro. Tutto il passato non significa niente. La reputazione non significa niente. L’unica cosa che conta è la riga successiva. E se la riga successiva non arriva, sono morto, anche se, tecnicamente, sono ancora vivo.

A volte, quando la scrittura non carbura, ho provato qualcosa di diverso. Ho versato il vino sulle pagine, le ho avvicinato a un fiammifero e ci ho fatto dei buchi.

Per scrivere mi piace guardare gli incontri di pugilato… C’è qualcosa da imparare, qualcosa da  applicare all’arte di scrivere, al modo di scrivere. Hai una sola possibilità e poi basta. Ci sono soltanto le pagine rimaste, puoi anche mandarle in fumo.

Ti adoro, Bukowski.   

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...